ASCOLTA QUI: http://soundcloud.com/trackmaster69/rsi-megasciallo-29-06-2011

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2009-2010 / il teatro inserito in un progetto d’istituto più ampio

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Negli ultimi  tre anni di scuola, ho avuto la fortuna di poter frequentare il corso di teatro. È stata un’esperienza meravigliosa. Ho trovato in questa attività una delle mie piú grandi passioni e vorrei poterla  approfondire nella vita. Grazie a questi corsi sono riuscito a sbloccare la mia timidezza e la mia insicurezza. Dopo il progetto Melinda se ne infischia (che ci ha tenuti impegnati per due anni) , il docente ci ha proposto un nuovo progetto intitolato Fiordaliso.  La storia  parla di un ponte, che è stato costruito da Angela, una  ragazza di 15 anni, figlia di una donna ricca. Angela è aiutata da  Kabul, una ragazzina arrivata da Kabul. Il ponte creerà dei legami tra la parte ricca della città e quella periferica della città. Purtroppo la costruzione del ponte non è stata accettata da tutti, infatti le persone che vivono nelle zone più privilegiate non lo approvano perché non vogliono stranieri nella loro città, che possano portar via il lavoro agli indigeni. E cosí decidono di costruire un muro sul ponte per impedire la comunicazione  tra le due parti. [MARIO COLANGELO, giugno 2010]

Per me fare teatro ha significato molto perché grazie a tutto questo sono riuscita ad affrontare nuove sfide, anche quelle più difficili. L’anno scorso siamo andati a Modena a presentare Melinda se ne infischia, un progetto che andava avanti da 2 anni ed è finito la giugno 2009. Quest’anno stiamo costruendo uno spettacolo che si intitola Fiordaliso, un progetto creato da noi  studenti, dove ci sono vari temi, tra cui il razzismo: un argomento che tocca, nel  mondo d’oggi, molti giovani e meno giovani. [JENNY TAVECCHIO, giugno 2010]

Clicca qui per leggere il testo di Vera (maggio 2010)

Clicca qui per leggere il testo di Sara (maggio 2010)

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DALLA STAMPA

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contributo tratto dal settimanale “AZIONE”, 4 luglio 2011

a cura di Barbara Masotti

“Spazio alla creatività”

Spazio alla creatività

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2010/ 2011

Fiodaliso: affettività e sessualità / nascita di “dimensione plus!”

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commento di Veronica e Luisa – 8 giugno 2011

Inizialmente abbiamo potuto osservare le prove di teatro esternamente, scattando fotografie. Ci è sembrato qualcosa di molto impegnativo, ma allo stesso tempo piacevole e costruttivo. Tutti i teatranti sembrano essere veramente riusciti ad entrare nella propria parte, tanto che non potremmo immaginarli in un altro personaggio. A nostro parere, per i ragazzi,  le prime prove sono state difficili, poiché recitare non è una cosa da tutti i giorni. I giovani attori sono comunque riusciti a superare questa prova.
Troviamo che gli argomenti trattati siano attuali.

I primi amori: Kakù ed Angela, si innamorano per la prima volta, però il loro rapporto è ostacolato dai genitori di lei. Ad Orietta piace Zyed che in un primo momento fugge: alla fine, però i due finiscono per fare l’amore. La storia d’amore tra Pauline e Gambastorta è confusa perché lui la desidera ma lei non prova gli stessi sentimenti.

Il razzismo: il confronto tra diversi. Razzo con il padre di Angela e la madre non sopportano il ponte che collega la città alla periferia. I tre non accettano che le loro figlie frequentino i tre ragazzi clandestini.

L’accettarsi l’un l’altro: le tre pettegole sarebbero curiose di scoprire com’è amare uno “diverso” da loro.

Giudicare gli altri: i giornalisti commentano i fatti accaduti, come la morte del tunisino, seduti con un giornale in mano.

In conclusione possiamo dire che è stata un’esperienza molto bella perché abbiamo osservato come è stato costruito uno spettacolo con giovani attori, ma soprattutto abbiamo visto l’impegno da parte di ogni singolo attore che assieme a Daniele Dell’Agnola hanno realizzato tutto ciò che vedrete.

il gruppo, composto da 17 ragazzi, lavora su una breve pièce tratta da “Fiordaliso”

  Fotografie scattate dalle allieve Luisa Manfé e Veronica Luciano

9 giugno 2011
diario di bordo
progetto artistico "Fiordaliso-bella zio!"

Sono le 02.41.
Non riesco a prendere sonno. Ora scrivo su facebook: “Mi avete stupito e non riesco a prendere sonno.” E poi “taggo” i ragazzi. Danilo Catti ed io ci siamo trattenuti qualche ora di troppo, al bar al Ponte, a Biasca, dopo lo spettacolo teatro ragazzi. Abbiamo discusso di documentari, di cinema, di rsi, di teatro, di scrittura, di “senso”… Dopo tre giorni di immersione totale, a contatto con 22 quindicenni, dalle 08.00 alle 21.30, dopo uno spettacolo nel quale hanno stupito, è difficile prendere sonno. È stato un altro anno di intenso lavoro, di domeniche e serate trascorse nell’aula magna: a scrivere le scene con loro, a rivedere il romanzo in un percorso individuale che è diventato un cantiere aperto per due anni, a provare, a comporre musica, a fare fatica, urlare, gestire, annoiarsi, chiedersi se ce la faremo (come al solito). Questa sera i ragazzi hanno dimostrato organizzazione, struttura, precisione, rispetto.
Personaggi.
E persone emozionanti.
Esemplari.
Chissà se … se ne sono resi conto.

Sono le 02.55.
“Mi avete stupito e non riesco a prendere sonno.”
Domani sera, anzi questa sera, 9 giugno, saranno ancora in scena per mostrare un lavoro senz’altro provocatorio e credo (basandomi sulle reazioni del pubblico e della stampa che ha seguito le prove generali) divertente, dedicato al tema dell’amore, della diversità. Angela, Orietta e Pauline conoscono, amano tre clandestini, loro coetanei. Su un ponte. In scena. Penso che se il Granconsigliere leghista Pippolamanolunga vedesse questo lavoro, potremmo discuterne per ore. Al bar al Ponte di Biasca. Con una bella birra dei frati. Sto sognando.

Anzi no, sono le tre. Non riesco a prendere sonno.
I giornali parlano degli scontri a Chiasso e del furto al negozio di Biasca, proprio in zona al ponte. Sarà stato un candestino. Sarà uno straniero. La realtà. E noi stiamo facendo un lavoro provocatorio su questo tema. Aih.

Negli ultimi giorni mi sono accorto che questo percorso teatrale maturato con i ragazzi porta con sé anche una una fitta rete di letture e una nuova esperienza dedicata alla scrittura narrativa. Da parte loro e da parte mia, in modi diversi e con ruoli diversi. “Fiordaliso – bella zio!” è diventato uno scambio, creativo, umano, culturale.
Ahi, che frasi di sinistra. Non va bene.

Sono le tre e dieci.
“Mi avete stupito e non riesco a prendere sonno.”
Il romanzo, inedito, che avevo scritto nel 2008/2009 e che ha stimolato due anni di teatro ragazzi, si è tramutato in un cantiere aperto dal 2008 a oggi. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi, dal punto di vista editoriale…
Domani devo ricordarmi di ringraziare il collega Gabriele Lucchini, perché per due anni ha stimolato due progetti d’istituto nei quali “Fiordaliso” si è inserito, come prodotto artistico. Allo stesso modo, Samantha Rinaldi, l’amico Gianni Masotti e il team dei colleghi della SME Giornico (Ilva Ghilardini dalla sua cucina, Elena Giacomelli, sempre pronta a dare un colpo di mano, Paolo Sartori, Giorgio Regolini per le scenografie…la direzione della scuola che in occasione dei dieci anni ci ha concesso una tre giorni tutta dedicata al teatro…) Ora me lo segno su un biglietto.

Sono passate le tre.
“Mi avete stupito e non riesco a prendere sonno.”
Ho l’onda nella testa.
In questi giorni il documentarista Danilo Catti ha seguito le prove e gli spettacoli. Aldilà del servizio televisivo, il materiale video raccolto sarà per noi di estremo interesse. Un grazie di cuore anche a lui! MI segnbo anche questo, sul foglietto, così domani sera, anzi questa sera, non mi dimentico. L’abbiamo avuto tra i p0iedi, lui e la sua telecamera, per tre giorni. Stasera sarà strano non vederlo. Ci si abitua velocemente alla sua presenza.
Taggati! Danijela, Marija, Ege, Endritt, Samuele, Davide, Kristina, Dajana, Alice, Ivan, Roberto, Daniela, Ivana, Rafaela, Giovanni, Rachele, Damiano, Luisa, Veronica, Gabriele, Jenny, per 40 minuti di spettacolo dal titolo “IL MONDO APPARTIENE AGLI INNAMORATI”, una provocazione sull’amore e la diversità.
Unica tristezza: il non poter portare in tournée un lavoro del genere: con questi studenti si lavora, si arriva alla magia, e lì si finisce e se ne vanno. E si ricomincia daccapo.

“Mi avete stupito e non riesco a prendere sonno.”
Però è ora di spegnere il computer. Prima però pubblico nel sito alcune foto dell’amico Gianni Masotti, che stava alla batteria…
Daniele

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  1. Il tema trattato nella scena di teatro era il razzismo.
    La scena era fatta bene, i ragazzi hanno fatto un buon lavoro, si notava un impegno grandissimo e soprattutto ognuno di loro ha interpretato bene il suo personaggio…
    Mi sono piaciuti certi personaggi in particolare, i vestiti, la musica che era adatta alla scena e anche la scenografia che i ragazzi di visiva hanno aiutato a dipingere era ben elaborata.
    La scena era fatta bene, mi è piaciuto il tema trattato perché “Il Razzismo” è uno dei tanti problemi della discriminazione dei diversi tipi di popoli nella vita reale.

  2. Era da poco cominciata la scuola, e il docente di italiano ci informò su un dopo-scuola di teatro. Io ne ero già a conoscenza, dato che già mio fratello e mia sorella avevano partecipato a questo “lavoro”.
    Gli attori degli anni precedenti mi dicevano che era un’esperienza davvero bella e interessante.
    Il docente ci disse che chi fosse stato interessato si sarebbe dovuto trovare lunedì, in aula magna al termine delle lezioni.
    Ed è da quel lunedì pomeriggio che iniziò un’esperienza bellissima.
    Se devo dire la mia, durante l’anno non avevo voglia di venire agli incontri, spesso erano noiosi. Ci siamo incontrati anche sull’ora di pranzo e alla domenica mattina, e questi incontri erano i più noiosi e stancanti.
    Verso metà anno il “docente” ci assegnò dei personaggi. Mi assegnò il ruolo di un’immigrata, appena entrata in Svizzera. Questo personaggio subito mi piacque, ma secondo il professore non era adatto a me, mi disse che il mio personaggio era più simile ad un folletto, e così decise di farmi interpretare “Fiordaliso”.
    Questo personaggio non mi piaceva, ma il giorno della “messa in scena” ero talmente presa dal personaggio che non ci feci neppure caso. “Fiordaliso” per me era un ruolo per cui vergognarsi, ma salita sul palco, capì che quella non ero io e che non avrei fatto brutte figure perché in quel momento io non ero Danijela, io ero un folletto.
    Alla fine delle due sere di spettacolo ero un po’ triste al pensiero che era tutto finito, o almeno per quest’anno. Un lavoro di un anno scolastico terminato in due sere, quei 45 minuti in scena, che a me parevano una quindicina di minuti,…
    Far vedere cosa si era fatto durante l’anno, cercare di dare il meglio di se stessi, entrare nel proprio personaggio, cercare di rimanere calmi, anche se agitatissimi; tutte cose che mi frullavano nella testa prima di entrare in scena.
    Termino con il dire che è stata un’esperienza fantastica, soprattutto quando si era sul palco e si avevano 240 occhi puntati su di te, interessati ad ascoltarti.

    un’attrice.

  3. Il teatro dei miei compagni di scuola mi è piaciuto molto perché trattava diversi argomenti, per esempio quello sul razzismo ma anche sull’ affettività e sessualità. Gli attori sono stati veramente bravi a recitare, anche quelli dietro le quinte, gli addetti alle luci, alla musica e al trucco. Ad un certo punto della recita si vede l’odio dei genitori di Orietta e Angela verso i clandestini ma soprattutto verso il tunisino che per finire viene ucciso. Lo gettano nel fiume. C’erano dei pezzi di teatro anche divertenti. È stata una bellissima esperienza anche se secondo me è durato un po’ poco. I personaggi più bravi e simpatici erano il mafioso, il tunisino e l’arabo che disegnava ogni cosa che vedeva. Il teatro era bellissim,o vi faccio i complimenti a tutti soprattutto al nostro prof di italiano che ha creato tutto questo. Anche la scenografia era molto bella.

  4. All’inizio pensavo che era un’idea sciocca iniziare a fare teatro, ma mia madre era convinta che iniziando e magari andando avanti potevo diventare un attore di talento ed essere conosciuto in tutto il mondo. Era settembre e così ho iniziato teatro per un semplice motivo: una ragazza . Alle prove non mi concentravo molto, lei mi attraeva con il suo fascino, il suo modo di fare, la sua bellezza insomma mi attraeva tutto di lei. Le prove non mi ispiravamo tanto e per un periodo avevo pensato di mollare tutto, ma mi sono detto: è da sciocchi mollare un lavoro iniziato, così mi sono dato la forza di continuare. Non avevo un ruolo ben preciso, anzi si poteva dire che non ne avevo uno, ma andando avanti, verso febbraio, un compagno aveva molte parti che non riusciva a memorizzare e così il maestro ha deciso di passarne una a me. Da lì ho iniziato ad avere un ruolo in scena. Non era ancora ben preciso chi io fossi ma sapevo che senza di me lo spettacolo non stava in piedi. Arrivati in marzo il mio personaggio era stato scelto, ero un MAFIOSO, trafficante di sigari, razzista, con una figlia che si innamora di uno dei tre clandestini. Ho scoperto che quello era il personaggio giusto per me, mi rispecchiava molto nella realtà, ma solo nei modi di fare.

    ***
    Diario 6, 7, 8, 9 giugno 2011
    Quattro giorni filati.
    Quei giorni erano come la fine di un bellissimo percorso che mi ha fatto capire moltissime cose, quei giorni erano decisivi, avevamo dato tutto, tutti, per rendere lo spettacolo più bello e divertente. Eccoci qua, era giunto il gran giorno, tutti emozionati, ultimi preparativi ed eccoci pronti per entrare in scena.
    Avevamo fatto proprio un bel lavoro, la gente era molto contenta del nostro spettacolo e il nostro caro maestro Dell’Agnola lo era ancor di più.
    Questa esperienza è stata bellissima, sono pronto e ripeterla, è stato emozionante questo percorso, ma lo è stato ancor di più lo spettacolo.
    BELLISSIMO.

    Giovanni Becciu

  5. 8 giugno 2011

    Caro diario,
    oggi ho fatto qualcosa di diverso rispetto al solito.
    Non pensavo che gli attori prima di andare in scena fossero così agitati. Oggi ho vissuto da molto vicino questa sensazione che assaliva alcuni miei compagni. Era da un anno che provavano, inizialmente solo al lunedì pomeriggio e ultimamente anche durante l’orario di lezione. Ne è valsa la pena.
    Diversamente dagli altri spettatori, io sono stata con gli attori dietro le quinte e mentre loro avevano paura di sbagliare o di non piacere al pubblico io mi “preoccupavo” di come truccarli ecc.
    I minuti passavano e le 20.45 si avvicinavano sempre di più.
    Io ero seduta lì, in mezzo a tanta altre gente che come me attendeva il tanto atteso spettacolo dal titolo Il mondo appartiene agli innamorati!
    Una leggera musica fa aprire il sipario e tutto ha inizio.
    Gli attori che prima erano invasi dalla tensione adesso sembrano leggeri, quasi non recitano, è come se ognuno di loro raccontasse un pezzo della propria vita.
    Le scene che passano una dopo l’altra ti prendono sempre di più e i recitanti non esitano a farti emozionare.
    Tutto le cose che compongono questo spettacolo sono incastrate molto bene tra di loro: dalla musica alla scenografia, dalle luci agli attori,…
    È stata un’esperienza unica, vedere alcuni tuoi compagni che con semplici parole riescono a trasmetterti quello che provano dentro di se.

  6. È stato bello come spettacolo! Già la prima volta che sono entrato alle prove con il permesso del docente… lo avevo notato. Io ero alla regia suono. Le prime volte è andata male, ma dopo mi sono trovato bene, con qualche imperfezione. Il pubblico non si accorge degli errori perché non conosce lo spettacolo .
    Come regia luci c’era tanto spazio libero e gli attori erano al’ buio per qualche secondo.
    Gli attori il primo giorno che dovevano recitare … era un casino perché c’erano alcune parole sbagliate…
    Zyed è un personaggio sempre zitto. Mi ha colpito.
    Il pubblico rideva sempre sulle battute delle tre pettegole, Alice, Kristina e Dajana.
    La musica era bella, però si poteva usare anche l’ultimo brano registrato.
    C’è stato anche un casino con i posti riservati perché volevano spostarsi di posto ecc…
    Il mercoledì è stato più impegnativo .
    La voce in alcuni attori poteva essere più forte.
    Per me, alla regia suono, era difficile usare il mause del computer perché mi sudavano le mani e poi non era così evidente.

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